Evoluzioni creative: dalla scrittura ai gioielli e ritorno

Updated: Jul 24

EVOLUZIONI CREATIVE

Di come ho abbandonato il sogno di scrittrice per creare gioielli,

e di come oggi il passato torni prepotente alla luce


Oggi ti racconto qualcosa che sembra, solo all’apparenza, molto slegato dalla creazione di gioielli. In realtà le due cose si intrecciano e sono due facce della stessa persona.

Alla fine capirai perché questa storia è molto importante per il mio presente, e come si riflette sul mio lavoro di designer e artigiana di gioielli, quello che, se sei qui, forse ami seguire :)



C’è stata una lunga fase della mia vita -circa 10-11 anni- in cui il mio sogno più grande era quello di diventare scrittrice. In cantina, a Milano, ho un raccoglitore gigante in procinto di scoppiare con mille storie iniziate -alcune persino concluse-, collage di ispirazione, file di nomi e spunti e idee.


In quel lungo periodo, il brulichio di storie che continuavano a nascere e che occupavano la mia mente era quasi assordante, scomodo, sgomitante. Non stava zitto un attimo. Tenevo taccuini e quaderni scarabocchiati e penne mezze consumate sparsi ovunque a portata di mano, nel tentativo di fermare su carta quel traffico intenso di idee, e di darmi un po’ di sollievo. (Credo che la mia passione per i notebooks sia nata proprio allora).


Riempivo pagine e pagine con le mie storie. Non le finivo quasi mai, perché c’erano sempre nuove trame che bussavano alla porta e reclamavano con urgenza il loro spazio.


Ricordo vividamente l’eccitazione e il potere della creazione. La sola idea di poter inventare racconti e personaggi mi dava una percezione di libertà assoluta che mi faceva quasi girare la testa. Non avevo nessun limite, perché spettava solo a me decidere cosa far succedere e a chi, plasmare personaggi e realtà, dar vita a paesaggi e luoghi. Nessun altro aveva potere sulla mia immaginazione o poteva mettere dei paletti a ciò che inventavo. Quella libertà era una sensazione inebriante e palpabile, e lo è ancora, quando ci ripenso.


Insieme a questa esigenza fisica della scrittura ho sempre coltivato anche la passione di hobby creativi manuali, sin dall’infanzia ne provai tantissimi diversi. Il ricamo, il découpage, le candele, le case delle bambole, la decorazione su vetro, il cucito, il pannolenci, infilare perline… Ma erano per lo più “passatempi” che mi permettevano di esplorare la mia creatività e di darle forma fisica.


C’è stato un momento in cui, però, accanto alla scrittura, ha cominciato ad emergere un’altra passione ed era quella di realizzare bijoux… è stato al primo anno di università.

Ne avevo tantissimi che compravo alle bancarelle con i miei risparmi, o che mi regalavano parenti e amici. Così il desiderio di crearne io stessa è venuto naturale.

Pian piano l’esigenza di scrivere è sbiadita, venendo sostituita da quella di creare gioielli. Il fuoco della creazione che sento ardere in me è sempre presente anche se ha cambiato forma di espressione.



Ma mi sono resa conto di una cosa, negli ultimi anni… la scrittura fa - e farà sempre - parte di me. È un elemento imprescindibile del mio essere. Nel tempo l’ho usata per raccontarmi e raccontare i miei gioielli. Ma poi, pian piano, quel bisogno di scrivere ha ricominciato a bussare alla porta più insistentemente. All’inizio ho provato a non dargli retta (ho già abbastanza da fare, mi dicevo). Però, come succede quando si ignora troppo a lungo una parte autentica di noi, nel profondo lo sappiamo che prima o poi reclamerà il suo spazio.


E infatti, nella primavera del 2019 ho cominciato a fantasticare di affiancare delle storie ai miei gioielli. In fondo, non è così che ho sempre immaginato i miei gioielli? Delle storie da indossare?

Ho iniziato a far viaggiare l’immaginazione: situazioni e personaggi sono venuti a galla quasi senza sforzo, sotto la doccia o mentre camminavo per strada. Sembrava quasi che aspettassero, un po’ assopiti, di essere finalmente evocati e convocati a rapporto. Ad un certo punto sembrava un fiume in piena! Ho preso un po’ di appunti sul quaderno, in attesa di mettermi a scrivere.

Ho anche cambiato il nome della collezione "Seaside" in "Tales from the Sea" perché volevo che quei gioielli fossero proprio questo: dei racconti dal mare, delle storie di acqua salmastra da indossare. (Ne parlai in questa newsletter, nel paragrafo "Tales From the Sea").

Ma a luglio 2019 mi sono fatta prendere dallo sconforto: ho pensato che fosse troppo impegnativo, che non avrei avuto le energie anche per quello e che avrei dovuto concentrarmi invece sulla creazione dei gioielli. Di nuovo, l’ho messo in un angolo nel tentativo di dimenticarmene.


Poi, a ottobre del 2019, ho parlato con la mia super maestra/guida Giada Carta, donna straordinaria. Abbiamo chiacchierato di visioni, progetti, futuro, sogni grandi a portata di mano. È saltato fuori il discorso della scrittura, e Giada mi ha invitata a non abbandonare quel lato di me così radicato. Mi ha messo la pulce nell’orecchio e ha risvegliato di nuovo quell'universo dormiente che avevo tanto faticato a seppellire, ma di cui allo stesso tempo sentivo una mancanza così vibrante.


Da allora ha iniziato a tornare in superficie, a reclamare la mia attenzione. Finché un giorno, verso la fine del lockdown, a maggio 2020, ho sentito un impulso prepotente e ho cominciato, finalmente, a scrivere.

Vorrei poterti dire che è stato come abbattere una diga, e che le parole sono fluite con naturalezza come se non fossero mai passati quasi 15 anni. Che il fuoco creativo della scrittura mi ha invaso e ho scritto un poema epico in una notte. Invece, non è stato per niente semplice: inciampavo di continuo, mi fermavo, mi mancavano le parole. Ho tirato fuori una paginetta scarsa su cui sono tornata mille volte. Ero - sono - decisamente arrugginita e fuori allenamento. Ma la cosa importante, vera, vivida, è questa: ho ricominciato. Non importa come, non importa se andrò a singhiozzi e se ci vorrà del tempo: io ho ricominciato. Mi sto riappropriando di una parte di me che credevo perduta, a cui avevo deciso volontariamente di rinunciare.

Mi sembra di aver preso una lunga, profonda boccata d’aria fresca: sto finalmente ri-accogliendo quel lato di me che è stato così predominante in passato, e che non mi ha mai abbandonato nonostante io l’abbia ignorato e trascurato così a lungo.



Qualche settimana fa in una newsletter di Clarissa Cozzi “Segui le briciole” dal titolo “Giorni indisciplinati” ho trovato questo bellissimo passaggio che ha risuonato in profondità dentro di me, confermandomi quello che già serpeggiava nel mio cuore:


“[...] finché a un certo punto, nel silenzio, si è fatto strada lo spazio per riflettere su cosa significhi veramente il fatto che ciascuno di noi è unico.

Unico in assoluto: non è mai esistito né esisterà mai sulla faccia della terra un individuo tale e quale a noi - con il nostro aspetto fisico, la nostra sensibilità, i nostri talenti, la nostra visione, la nostra coscienza e, di conseguenza, con il nostro potenziale espressivo.

Nessuno vede le cose esattamente come le vediamo noi, la sfumatura che vi possiamo imprimere è nostra e nostra soltanto e, soprattutto, se non ci pensiamo noi ad esprimere il nostro potenziale non potrà farlo nessun altro.

Non so a te, ma a me sfiorare la portata gigantesca di questo pensiero ha fatto venire le vertigini”.


Le ha fatte venire anche a me. E sono molto, molto simili a quel senso di libertà e potere che provavo davanti ad una pagina bianca, davanti al fatto che su quella pagina bianca io potessi far succedere qualsiasi cosa io avessi desiderato e immaginato.


Quello che facciamo è la sintesi di tutto ciò che siamo, siamo stati e abbiamo vissuto. Nessun altro potrà farlo allo stesso modo semplicemente perché non è noi. Questo ci dà un immenso potere e rende unico, irriproducibile ciò che decidiamo di portare nel mondo.


E io ho finalmente accettato che la mia unicità sta nella capacità di immaginare storie e gioielli.

Leggere le parole di Clarissa è stata l’ultima conferma, quella che mi rassicura di essere sulla strada giusta: per il momento questa strada ha la forma di gioielli che sono storie da indossare, alcuni dei quali verranno accompagnati da storie e suggestioni da leggere e custodire. Non so che forme prenderà in futuro. Non so quanti e quali gioielli riguarderà. Non so se tornerò a scrivere racconti a sé stanti, indipendenti da qualsiasi altra mia espressione fisica fatta di metallo e pietre semipreziose.

Per ora ho imboccato quel sentiero che avevo interrato per nasconderlo a me stessa, e che finalmente ho deciso di riportare alla luce. E questa nuova consapevolezza, da sola, mi fa sentire bene, in pace, forte.


A strade vecchie e nuove! Alle parti di noi ritrovate! Alla libertà di abbracciare ogni piccolo lato di noi! A tutte le avventure che ci aspettano!


Se vuoi leggere la prima piccola storia magica, la trovi qui!

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